Il nostro programma per il Comune

Per i lavoratori e i disoccupati, contro il precariato

Per la salute e la sanità pubblica, basta soldi ai privati

Per la difesa del territorio e la tutela dell’ambiente, contro grandi opere inutili

Per le periferie vivibili, riqualificazione partecipata basta servitù

Per la pace, contro il riarmo

Dopo aver lavorato unitariamente a diverse iniziative politiche tenutesi in città,

il Partito Comunista Italiano

il Partito della Rifondazione Comunista

e Sinistra Anticapitalista

hanno deciso di proporre ai cittadini genovesi una lista unitaria, di sinistra, di classe, per le prossime elezioni amministrative, alternativa sia alla destra del duo Bucci-Toti, che al cosiddetto centrosinistra (in realtà centro liberista), identificabile nel PD e nei suoi alleati.

La lista, proposta dai tre partiti d’ispirazione comunista e anticapitalista, che sarà presentata anche nei nove Municipi genovesi, è aperta alle altre organizzazioni, comitati, associazioni, movimenti, nonché ai singoli attivisti, militanti e cittadini che hanno portato contributi di idee, di esperienza e di lotta.

Come candidata Sindaca viene indicata la compagna

ANTONELLA MARRAS

una donna, una lavoratrice, fortemente rappresentativa di tante battaglie sociali,

ambientaliste, in difesa del territorio e delle periferie territoriali e sociali.

Il simbolo della lista, costituito da quelli delle tre organizzazioni politiche, reca la scritta “La Sinistra insieme”, a significare un’idea di progetto, di un metodo di partecipazione attiva, di apertura a chi si identifichi nei valori portanti delle lotte operaie, sociali e ambientali degli ultimi anni, di un fronte comune per “una sinistra che resti a sinistra”.

Vogliamo portare nel Consiglio comunale e nei Municipi voci discordanti rispetto ai dettami economici e sociali perseguiti a livello nazionale dal governo Draghi e dalla sua maggioranza, dove si ritrovano assieme le destre e il cosiddetto centrosinistra.

Abbiamo bisogno che tutte le voci presenti nei nostri quartieri, di ferma opposizione alle politiche urbanistiche, trasportistiche, economiche e sociali, trovino eco anche nelle stanze delle istituzioni comunali: una sinistra di classe, di alternativa, di opposizione ai poteri forti che da decenni determinano le scelte politiche e che hanno fatto sì che si accettasse supinamente di svuotare Genova da lavoro di qualità, da presidi sociali, sanitari e culturali, come da qualsiasi cosa che rappresenti e dia vita alla rete di relazioni non mercantili, base per un miglioramento della qualità della vita dei suoi abitanti.

Progetto politico e principali obiettivi programmatici:

  • Tutela e rivalutazione sia delle periferie cittadine che delle periferie sociali e delle loro fragilità;

  • Tutela del lavoro e dell’occupazione, progressive reinternalizzazioni nei servizi comunali e nelle aziende collegate, lotta alla precarietà in tutte le sue forme, difesa e potenziamento quantitativo e qualitativo dei livelli occupazionali nell’industria e nei servizi;

  • Tutele dell’ambiente e cura del territorio, lotta alla cementificazione;

  • Blocco delle privatizzazioni ed esternalizzazioni (anche di quelle prospettate nel DDL concorrenza);

  • Recupero del patrimonio abitativo dismesso a fini sociali: diritto alla casa, impegnando ARTE e la gestione del patrimonio pubblico ad investire nel censimento, rispristino e disponibilità dell’esistente, restituendo alle persone costrette all’occupazione abusiva la dignità che è loro dovuta, in un’ottica di rovesciamento dell’attuale indirizzo di demolizioni e sporadiche ricostruzioni favolistiche che nulla risolvono;

  • Il potenziamento quantitativo e qualitativo del sistema educativo e scolastico pubblico che fa capo al Comune (asili nido e scuole dell’infanzia) e dei servizi per il diritto allo studio (mense, trasporto, ecc.), nonché il sostegno alle iniziative culturali non mercificate sul territorio.

  • Attuazione e potenziamento di politiche locali volte alla tutela di genere, alle pari opportunità, all’accoglienza, al sostegno delle fasce deboli, alle famiglie con minori;

  • Antifascismo, passaggio obbligato per una città medaglia d’oro della Resistenza, vilipesa da ripetute iniziative sia della Giunta Bucci che della sedicente opposizione.

LA SINISTRA INSIEME
una lista per garantire una vera rappresentanza
istituzionale, popolare e di classe

Le nostre priorità: lavoro, reddito, salute, diritti, istruzione, sostenibilità ambientale, vivibilità cittadina e territoriale, parità di genere, integrazione sociale;

Il nostro metodo: partecipazione attiva della popolazione alla discussione per le scelte dell’Amministrazione cittadina;

Il nostro fine: rilanciare una battaglia in difesa del welfare e dei beni comuni attraverso una gestione trasparente e democratica delle istituzioni;

Il nostro mezzo: una lotta che rimetta al centro della proposta politica la centralità degli individui, della qualità della vita, dei valori etici e reali che si ispirano all’uguaglianza, fondamento di un complessivo superamento di quella logica del profitto che ha determinato e determina guerre, conflitti di interesse privato, diseguaglianze, discriminazione ed emarginazione sociale.

Alcune considerazioni generali

La globalizzazione dell’economia e della finanza hanno caratterizzato le politiche liberiste condotte dai governi che si sono succeduti nel tempo, evidenziandone la loro natura capitalista, in una fase storica di crisi strutturale dello stesso sistema, sia nazionale che globale. Questo ha fatto crescere il divario tra Nord e Sud del mondo, limitando sempre più l’accesso alle risorse naturali, indispensabili, ad intere popolazioni del globo.

Di fronte ad uno scenario che presenta il permanere di profondi rischi di destabilizzazione dello stesso sistema, la Comunità Europea, attraverso la BCE, con il programma “Next Generation EU” ha messo a disposizione dei singoli Paesi, nel Recovery Fund, enormi quantità di denaro (PNRR), sotto forma di prestiti effettuati a vario titolo e condizione. Il fine è quello di favorire una ripresa economica stabile e duratura, i cui costi, però, graveranno ancora una volta sulle classi popolari, nel completo disprezzo per l’ambiente.

Nel nostro Paese tali processi hanno conosciuto una profonda accelerazione per l’effetto di una pandemia che ha messo in evidenza i guasti prodotti dalle politiche di privatizzazione in ambito sanitario. Scelte che negli anni hanno progressivamente indebolito il SSN, rendendo molto spesso il diritto universale alla salute, un privilegio ed una opportunità di lucro per pochi soggetti, in danno alla collettività.

Allo stesso modo e con lo stesso fine di subordinare al massimo profitto ed alle leggi di impresa, si è colpito anche il mondo della scuola, riducendo in modo selettivo il diritto collettivo all’istruzione e la funzione culturale-educativa della stessa. Non è un caso che si decidano tagli percentuali del PIL su sanità e scuola e che, di riflesso, aumentino massicciamente le spese per il settore militare.

In sintesi, l’insieme delle garanzie sociali fondamentali per una società civile, che costituiscono il cosiddetto welfare, sono state pesantemente ridimensionate: il lavoro è diventato precario mentre crescono le morti per infortunio, i redditi e le pensioni siano sempre più insufficienti, la  salute e la possibilità di accesso alle cure sia sempre più subordinata a tariffe a carico del paziente, mentre per i giovani la dispersione scolastica sempre più frequente e la prospettiva di un futuro probabile di disoccupazione, costituiscono elementi di emarginazione.

Tuttavia, questo processo si è potuto affermare in modo così evidente e devastante anche per la mancanza di almeno due elementi: una rappresentanza politica del mondo del lavoro che abbia la volontà di dare risposta ai bisogni collettivi espressi dai ceti popolari nei vari territori; l’insufficienza di politiche rivendicative condotte dalle direzioni sindacali del movimento operaio organizzato.

Per contrastare gli effetti distruttivi del liberismo, occorre rilanciare una forte battaglia di riscatto sociale, che abbia al centro obiettivi unificanti quali:

  • riduzione orario a parità di salario,
  • la piena occupazione contro le delocalizzazioni,
  • adeguamento automatico di salari e pensioni al costo reale della vita,
  • difesa del servizio sanitario nazionale,
  • lotta alle privatizzazioni,
  • respingimento delle politiche di autonomia differenziata, che minano addirittura l’integrità ed unicità dello Stato.

Quanto sopra è ulteriormente posto al centro dell’attenzione per via del deflagrare della guerra in Ucraina: al di là delle considerazioni generali, relative alla condanna dell’invasione russa, al pari dell’espansionismo della Nato, è indubbio che economia di guerra e sanzioni economiche alla Russia portano e porteranno un forte impatto sull’economia italiana, sull’inflazione, sui bilanci statali e, di riflesso, sul deviare enormi risorse dal finanziamento dello stato sociale al settore militare. Essendo ovviamente estremamente critici su quanto deciso dal governo Draghi, ci mobiliteremo affinchè nessun euro destinato allo stato sociale, genovese e non, venga sviato verso l’economia militare.

Senza queste premesse, riteniamo che sia impossibile orientarsi nel mare magnum delle promesse e dei programmi elettorali: facile essere oggi per “il bene della gente”. Non avendo a disposizione finanziamenti illimitati, è però discriminante capire non solo cosa si voglia fare, ma anche cosa tagliare per recuperare le risorse necessarie per dare gambe ai propri programmi.

È con questo orientamento generale che intendiamo caratterizzarci durante la prossima scadenza elettorale, nella consapevolezza che tutte le scelte di politica nazionale si ripercuoteranno sui nostri territori. Lo faremo mettendo tutto il nostro impegno in qualsiasi azione che abbia come obiettivo il vantaggio della collettività.

La scadenza elettorale

Questa tornata elettorale, si configura di notevole importanza, dato che all’esito di essa sarà legata la gestione dei fondi del PNRR destinati dal Governo al nostro territorio, articolate in sei obiettivi o “missioni”:

1) digitalizzazione, innovazione competitiva, cultura e turismo;

2) rivoluzione verde e transizione;

3) infrastrutture per mobilità;

4) istruzione e ricerca;

5) inclusione e coesione;

6) salute.

Il sindaco Bucci, in scadenza di mandato, fa sapere che a queste risorse, previste e immediatamente cantierabili nella misura di circa 2,5 miliardi, potrebbero aggiungersi da 6 a 8 miliardi di investimenti privati. È certo che questi non sarebbero impiegati a titolo gratuito e tantomeno nell’interesse generale, quanto per un profittevole ritorno economico a basso rischio, coperto com’è dall’intervento pubblico: ancora una volta si intende usare il pubblico per favorire il profitto privato!

Risorse pubbliche che, a partire da quelle più ingenti destinate allo scalo portuale, peraltro messe in dubbio dallo stesso dimissionario “superesperto supervisore”, andranno a ridisegnare gli attuali assetti in ambito produttivo industriale e la loro collocazione geografica, intervenendo sui servizi di carattere collettivo, quali quelli relativi alla viabilità cittadina ed interregionale, sui servizi a rete, oltre su quelli di carattere sanitario e socioassistenziale.

Il nostro programma

-Le infrastrutture ed il loro impatto ambientale-

Porto:

Da sempre il Porto è stato il cuore pulsante del tessuto industriale e della vocazione mercantile di Genova, città-capitale del mare Mediterraneo. E lo è ancor di più oggi, dopo le grandi trasformazioni produttive che hanno modificato il quadro industriale siderurgico, meccanico e cantieristico cittadino, tale da comportare la ricomposizione del mondo del lavoro e la perdita strutturale di occupazione.

Il ruolo di sostegno e di asse per l’economia cittadina e la valenza strategica dell’insieme delle attività ad esso collegate, lo mettono al centro dell’intervento previsto dal Governo, previsto in continuità con gli interventi finanziati per la viabilità interregionale su gomma e rotaia, quali Gronda, Terzo valico e Tav, falsamente funzionali al trasporto rapido delle merci ed al potenziamento dei traffici commerciali.

Il porto e la città hanno spesso avuto con questi interventi dei rapporti conflittuali: la realtà portuale, infatti, garantisce lavoro, ma in cambio produce inquinamento (dei tir e delle navi), problemi di viabilità e cementificazione, basata su una logica di gestione attenta unicamente agli interessi degli imprenditori portuali, priva di una prospettiva di sistema che comprenda lavoro buono, socialità ed ambiente. Cambio di passo che, negli anni, non è stato, nemmeno lontanamente preso in considerazione.

Noi vogliamo proprio cambiare rotta!

Tenuto conto dei ruoli delle istituzioni preposte (Comune e AdSP) occorre arrivare ad una nuova sintesi che, garantendo il lavoro portuale, spesso attaccato, frammentato e ridotto a pura merce e costo, rispetti gli abitanti delle zone retroportuali e della città intera, garantendo la qualità dell’aria e l’ambiente in genere.

Comune, città ed i suoi lavoratori devono comporre un bilancio critico tra quanto offerto dall’attività produttiva portuale ed i danni causati, in una logica di interesse paritario e reciproco, individuando bene le responsabilità.

In questi anni abbiamo visto Presidenti di autorità Portuali occuparsi di città e Sindaci interventisti programmare lo sviluppo portuale. Una confusione istituzionale certamente non positiva.

Occorre invece puntare a dinamiche di interazione città-territorio-porto che sappiano contrastare l’azione stravolgente e invasiva delle grandi multinazionali dei traffici marittimi, come in generale quella degli interessi economici privatistici dominanti, per far emergere, al contrario, una capacità di iniziativa politica e anche istituzionale (per esempio una consulta cittadina) che sappia mettere al centro un rapporto tra Città e Porto che, anche veicolando la ricca presenza di comitati che intervengono su questi argomenti, promuova il dibattito e la partecipazione attiva della popolazione, dei lavoratori portuali e di tutti i lavoratori che operano nel ‘sistema porto’, con le loro rappresentanze, che oggi risulta ignorata dal sistema di potere istituzionale-clientelare che gestisce la città.

Nuova diga:

Per quanto riguarda la proposta della nuova Diga foranea, ben sappiamo che le strutture del porto di SPdA corrispondono a modelli di trasporto navale degli anni trenta (navi piccole) e la diga foranea è una struttura vecchia.

Questo però non significa immaginarne una nuova solo per favorire gli interessi di una (MSC) o poche multinazionali del trasporto.

Riteniamo che le recentissime dimissioni del “supervisore” alla nuova diga, dott. Piero Silva, motivate dalla consapevolezza della inadeguatezza delle previsioni della spesa dell’opera e dei tempi necessari per la sua realizzazione, unitamente ai trend di costruzione delle nuove navi portacontainer, non più malate di gigantismo, pongono seri dubbi sulla fattibilità e sull’utilità di “quel tipo” di opera.

Siamo contrari alla contrapposizione tra lavoro, salute e tutela ambientale utile, come spesso accaduto, a favorire ristrutturazioni industriali e delocalizzazioni, senza nessuna cura per il benessere del territorio e dei suoi abitanti. Occorre trovare delle soluzioni ispirate a questo criterio fondamentale, contrariamente alle opzioni avanzate dai rappresentanti delle attuali lobbies economiche e finanziarie.

Inoltre, riteniamo che il Comune da solo, non abbia titolo nell’individuazione delle soluzioni che questi temi impongono, considerando che questi ultimi abbiano un respiro nazionale più che comunale.

Per le stesse ragioni non condividiamo i progetti che riguardano il retroporto e che interessano l’intera val Polcevera con la gronda e le piattaforme logistiche, quali il nodo ferroviario di Genova così come proposto nel progetto delle Ferrovie dello Stato Italiane.

Polo petrolchimico:

Siamo d’accordo con le critiche già espresse sull’ipotesi della Proposta Bucci (si badi bene non dell’Autorità Portuale che l’ha solo avallata) circa lo spostamento dei depositi chimici di Superga e Carmagnani al bacino di SPdA per la pericolosità che tale spostamento comporterebbe con riflessi negativi anche dal punto di vista occupazionale.

Infatti, questo intervento non modificherebbe il problema odierno (pericolose attività in mezzo all’abitato), ma lo sposterebbe solamente, causando pure ricadute negative sull’attività portuale esistente e sulle sue prospettive di crescita.

Circa la ristrutturazione in corso del bacino di SpdA, sosteniamo che i tombamenti delle banchine e la struttura dell’area portuale (tra porto a pettine a porto banchina) implicano di fatto un “progetto di utilizzo futuro” che dovrebbe essere discusso pubblicamente prima di ricorrere alle ruspe, così come l’utilizzo di questa aree strappate al mare, sebbene di competenza demaniale, dovrebbe essere ragionato insieme all’ Autorità Comunale.

Nodo ferroviario:

Per quel che riguarda il nodo ferroviario abbiamo organizzato un incontro pubblico per presentare una delle proposte che riteniamo di minor impatto sul numero di cittadini coinvolti. Ovviamente anche questa proposta non è a impatto zero, è una mitigazione del disagio, tenendo conto che lo spostamento del trasporto merci da gomma a ferro, per quanto possibile, dovrebbe essere un obbiettivo imprescindibile.

Si tratta di dividere il transito dei treni merci, lato Polcevera sulla cosiddetta linea “sommergibile”, da quello passeggeri che insisterebbe sulla linea in Via Canepari e di migliorare il TPL in provenienza dalla alta val Polcevera, in interconnessione con la metropolitana genovese, il cui progetto si sta ampliando verso la parte centrale di Certosa. Inoltre, questa proposta permetterebbe un confronto con il piano imposto da RFI e consentirebbe anche di liberare gli spazi del parco Campasso.

Aree che potrebbero così essere messe a disposizione per attività lavorative. Pensiamo ad esempio al trasferimento delle officine di manutenzione di ferrovie, che da piazza Giusti, per effetto dei lavori per il prolungamento della metropolitana, potrebbero essere trasferite a Savona, con possibili perdite di posti di lavoro o trasferimenti coatti di lavoratori.

Contemporaneamente, nello stesso sito, potrebbero trovare spazio anche le manutenzioni della metropolitana ed altre attività.

Gronda autostradale: 

Il progetto di ASPI prevede 2 macro-lotti, uno interessa il nodo della Val Polcevera, il secondo interessa il Ponete con il grande scavo nell’amianto e come dimostrano diversi studi con poca valenza in termini trasportistici.

La grossa criticità attuale è determinata dal sovraffollamento che si ha sul tratto della A7 che va da Begato a Genova Ovest e dall’errato utilizzo della A26 da parte del traffico pesante, che per raggiungere Alessandria e il Nord, attraversa tutta la Genova di Ponente. La distanza chilometrica tra il casello di Genova Est e quello di Alessandria è la stessa sia che si utilizzi la A7 sia che si utilizzi la A26, quest’ultima però presente una minor pendenza con conseguenti guadagni per i trasportatori.

Il progetto di ASPI prevede la costruzione di una nuova infrastruttura a senso unico con fruizione dell’esistente. Ci saranno nuovi lavori in Val Polcevera, oltre a quelli già previsti per l’ultimo miglio ferroviario dell’Alta Capacità, con ulteriore sofferenza per i cittadini delle zone interessate. 

A differenza di quanto viene raccontato la Gronda non permetterà una separazione fra il traffico cittadino e quello di passaggio senza, quindi, alcuna miglioria rispetto alla situazione attuale in termini di traffico. Il progetto di ASPI è stato analizzato dal Ministero e alcuni tratti vengono evidenziati con il colore rosso stante a significare che risultano essere punti a forte congestione di traffico. Altro aspetto di criticità è il nuovo svincolo di Genova Est dove nella careggiata lato mare del vecchio tracciato (senso di marcia direzione Genova nel progetto), i veicoli in ingresso saranno sulla sinistra del senso di marcia e non sulla destra come accade invece su tutta la rete autostradale italiana.

Così come per il Nodo ferroviario, esiste un progetto alternativo che prevede di mantenere l’attuale nodo autostradale cosi come lo conosciamo ma dedicato esclusivamente al traffico cittadino mentre per il tratto nuovo verrebbe utilizzato lo stesso percorso del progetto di ASPI ma con un doppio senso di marcia, in modo da avere una vera separazione fra il traffico cittadino e quello di passaggio.

Inoltre verrebbero mitigati i tempi e i costi di costruzione nonché le ricadute sulla salute dei cittadini genovesi. Basti pensare che il progetto di ASPI, solo per il macro-lotto della Val Polcevera, stima 4.200.000 metri cubi di scavi con un costo di 1,2 Miliardi di euro invece il progetto alternativo prevede una riduzione a 3.300.000 metri cubi per gli scavi e una riduzione di circa il 25% dei costi.

Nel metodo: le richieste di apertura tavoli di confronto tecnici provenienti dai cittadini residenti non sono state prese in considerazione, nonostante le promesse fatte dal sindaco Bucci nell’unica assemblea pubblica in cui era, in parte, presentato il progetto dell’ultimo miglio del nodo ferroviario e dei lavori di prolungamento della metropolitana.

L’utilizzo economico del territorio ha giocoforza importanti ripercussioni sulla vita di coloro che insistono su di esso, siano essi cittadini/e o lavoratori/lavoratrici. Lo sguardo complessivo, il “progetto” di città, non può che compenetrare questi aspetti. E’ palese che noi si sia contrari ad una Genova-sobborgo di Milano, o ad una città-vetrina per croceristi.

- I servizi, l’ambiente, la vivibilità -

Mobilità urbana:

L’impatto delle “grandi opere” indicate si rifletterà anche sulla viabilità cittadina che già oggi esprime forti criticità ed insufficienza nell’erogazione del servizio pubblico.

Infatti, oltre alla conformazione orografica particolarmente complessa della città, le scelte gestionali dell’azienda AMT hanno prodotto un peggioramento della qualità del servizio, a partire dall’affidamento a privati di linee periferiche collinari, come indicato dalle linee guida dell’amministrazione Bucci.

Nonostante il crescente disagio, invece di approntare da subito un piano adeguato alla contingenza, si preferisce fornire a mezzo stampa, in modo propagandistico e a fini elettorali, il sostegno ad un grande progetto di “metropolitana elevata” in val Bisagno, il cosiddetto sky tram, la cui realizzazione non avrà tempi brevi e che assorbirà gran parte del finanziamento previsto dal PNRR in questo settore di intervento.

Come alternativa sosteniamo la realizzazione di una tramvia, utilizzando i finanziamenti risparmiati per la realizzazione del collegamento verso San Martino ed eventualmente in val Polcevera, non perdendo così i 400 milioni arrivati dal governo. Occorre, inoltre, intensificare le corse ed accrescere le corsie riservate, aumentando e svecchiando il parco automezzi, privilegiando quelli a basso o zero impatto ambientale.

Poniamo estrema attenzione alle linee collinari che, come detto, sono state esternalizzate e che hanno subito significativi tagli. Il piano TPL pensato dalla giunta di destra, denominato “assi di forza”, prevede la loro ulteriore penalizzazione, annunciando ulteriori insostenibili rotture di carico per i cittadini che volessero utilizzare il trasporto pubblico.

Da realizzarsi anche i necessari interscambi per chi, dai comuni della cintura metropolitana, volesse raggiungere il centro di Genova. Chiediamo, quindi, l’assunzione di nuovi addetti e la modifica della strategia antievasione. Questo, a parità di introiti, darebbe ulteriore impulso all’utilizzo del mezzo pubblico a discapito di quello privato.

Sempre a livello gestionale, La Sinistra Insieme propone che il comune assuma la regia ed il coordinamento, realizzando un crono-programma dei lavori che vengono eseguiti sul territorio a vario titolo e che incidono sulla viabilità cittadina, evitando così il sovrapporsi dei vari cantieri.

Riteniamo, inoltre, il territorio genovese inadatto al transito pesante su gomma delle merci; ecco perché dobbiamo lavorare con l’obiettivo di arrivare ad escludere questa modalità di trasporto, creando un sistema, sul modello svizzero, dove la quasi totalità delle merci in transito utilizza la rotaia. Ovviamente, il grosso nodo da risolvere è rappresentato dai TIR in partenza e arrivo da/per il porto: La Sinistra Insieme propone l’utilizzo degli interporti oltre appennino quali punti di interscambio dove poter caricare i TIR su carri ribassati (che sono appositamente studiati per questo tipo di trasporto).

Risparmio energetico:

La nostra società è, purtroppo, basata sullo spreco e sul consumo indiscriminato. 

La Sinistra insieme crede che il Comune dovrebbe farsi carico di organizzare corsi per scuole, aziende e privati cittadini che insegnino come risparmiare, quanto ,a volte, sia semplice/facile farlo e infine quanti e quali siano i benefici per la società tutta e per il singolo cittadino.

La tecnologia viene in aiuto con svariati strumenti che consentono di risparmiare energia ad un costo molto basso per il Comune ma che avrebbe un enorme impatto sulla riduzione degli sprechi e quindi, sulle azioni che permettono di combattere i cambiamenti climatici.

Siamo certi che sia evidente quanto tutto il nostro programma sia inspirato dalle problematiche indicate da chi denuncia e si batte contro i cambiamenti climatici: la nostra idea di città, anche per la fragilità intrinseca del suo territorio, non può che prescindere dalle loro considerazioni.

Cementificazione e vivibilità delle nostre colline:

Assolutamente assente la manutenzione e mitigazione dei danni delle nostre colline, già ampiamente cementificate e idrogeologicamente fragili, abbandonate all’incuria dovuta allo spopolamento e all’abbandono delle microeconomie di zona, i cui effetti possiamo vedere ad ogni allerta meteo. Ormai si vive solo di emergenze e non di prevenzione, ricordiamo che 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare 10 euro in fase emergenziale. Diamo, quindi, tutto il nostro sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare per lo stop al consumo del territorio.

A metà strada, tra infrastrutture e servizi, troviamo tutto quello che concerne la riconversione ecologica: sul nostro territorio si traduce in una gestione dell’economia agricola rispettosa dell’ambiente. Si riuscirebbe anche a prevenire il dissesto idrogeologico di un territorio fragile, eccessivamente cementificato ed urbanizzato attraverso il recupero delle superfici agricole e l’incentivazione dei programmi di sostegno delle politiche rurali, finalizzati ad una agricoltura naturale e sostenibile.

I nostri versanti sono stati abbandonati da troppo tempo, anche a causa delle enormi difficoltà incontrate da chi provava a ‘lavorare’ questi territori, difficoltà non solo burocratiche ma anche da imputare alle mancate manutenzioni e all’assenza di una politica in difesa dei prodotti a Km zero, fagocitati da un mercato basato sulla grande distribuzione.

Per noi, compito del Comune deve essere quello di investire risorse e impegno nel rilancio delle attività locali, ancora presenti in molte zone della cintura metropolitana, magari garantendo spazi in alcune giornate della settimana, pensiamo ai mercati coperti (in grande crisi quelli delle periferie). Sosteniamo la realizzazione di piattaforme informatiche che consentano l’incontro tra produttori e Gruppi di Acquisto e privati; queste politiche potrebbero incentivare chi volesse ritornare a svolgere queste attività agricole e di allevamento, fondamentali anche per un discorso legato alla prevenzione, alla salute e alla tutela del territorio.

Il sindaco che vogliamo deve utilizzare i dati riguardanti lo stato di salute della popolazione, ottenuti attraverso una seria analisi epidemiologica (da qui l’importanza della rivitalizzazione dell’osservatorio ambiente e salute del Comune, a potenziare con strumenti e risorse), oltre ad una serie di monitoraggi ambientali, eseguiti da enti pubblici atti a verificare se, e a che livello, la popolazione di un determinato quartiere, sia sottoposta a elevati livelli di inquinamento, il cui pericolo indotto obblighi il Sindaco ad intervenire nella sua veste di autorità sanitaria.

In antitesi geografica al nostro retroterra, ma ugualmente interessato a politiche che mirano a snaturarne la storia e la composizione sociale ed economica, troviamo il nostro..

Turismo e Musei comunali:

Genova è una città con una storia secolare e ricca di eventi importanti, ubicata in un territorio morfologicamente molto particolare, stretta com’è fra i monti dell’Appennino e le acque del Mar ligure, caratteristiche che consentono un ventaglio di soluzioni turistiche molto ampio.

Si può spaziare da offerte di turismo storico-culturale, considerato il patrimonio che porta in dote la storia cittadina, ad iniziare dal centro storico, passando per le bellezze e le curiosità dei Palazzi dei Rolli (patrimonio UNESCO) e dei vari musei presenti in città, arrivando al sottosuolo del territorio cittadino con i suoi innumerevoli segreti da scoprire. 

A proposito del sottosuolo crediamo sia importante il recupero e la messa in sicurezza dei vari bunker presenti in città come, ad esempio, il bunker di Villetta Di Negro, costruito intorno al 1936 e destinato ad ospitare gli uffici della Prefettura in caso di bombardamento, era uno dei più importanti presenti a Genova, con al suo interno vari oggetti come cyclette collegate ad una dinamo per consentire autonomia elettrica e tramite un sistema ingegnoso, ripulire l’aria dell’anidride carbonica prodotta dagli occupanti oppure una sirena antiaerea a mano e un’inestimabile oggetto di valore come una macchina ENIGMA oltre a tantissimi oggetti dell’epoca.

Purtroppo, però, a causa dell’incuria delle amministrazioni fin qui succedutesi e nonostante il Coordinamento Ligure Studi Militari abbia in più occasioni segnalato lo stato delle cose e richiesto un intervento risolutore, il bunker risulta allagato da molti anni e i cimeli al suo interno potrebbero essere persi per sempre.

La Sinistra insieme ritiene necessario il recupero e l’utilizzo di questi siti anche a fini turistici, il modello “Normandia”, in Francia, insegna e mostra l’enorme potenziale, anche in termini di ritorno economico, di questo tipo di manufatti storici, che permetterebbe, con una gestione sana, un autosostentamento dell’intero ciclo.

Molto interessante e con grandi margini di sviluppo è il tema dei Forti di Genova e delle sue antiche muradifensive, queste ultime si suddividono in ben sette anelli differenti, realizzati in momenti storici differenti seguendo la crescita della Città e impiegando diverse tecniche costruttive a seconda delle epoche. Oggi resta ben visibile solo l’ultima, costituita dai Forti ancora oggi chiaramente distinguibili sui crinali delle alture che circondano la città.

Ricordiamo che si tratta della linea difensiva più grande d’Europa e seconda, a livello mondiale, solo alla Grande Muraglia cinese. E’, quindi, facilmente comprensibile il potenziale turistico di questi luoghi, sia da un punto di vista storico-culturale che dal punto di vista delle attività outdoor di svariate tipologie, considerando anche l’estrema vicinanza con l’Alta Via dei Monti liguri.

In taluni casi, i Forti, per posizione e costruzione, possono diventare dei meravigliosi sfondi per opere teatrali e concerti.

Altro luogo, inspiegabilmente ‘dimenticato’ da tutte le amministrazioni che fino ad oggi si sono succedute alla guida della nostra città, è Quarto dei Mille, tappa fondamentale del Risorgimento, da alcuni definito la ‘Rivoluzione italiana’, da qui, infatti, è partita la spedizione che, senza dubbio, ha dato il via a quel processo di unificazione dell’Italia cosi come la conosciamo oggi, si tratta di un luogo che merita indiscutibilmente di essere molto più valorizzato, intorno al quale si dovrebbe coltivare quel sentimento di appartenenza che purtroppo vediamo relegato solo ad alcune manifestazioni sportive.

Tutto quanto sopra descritto, compreso il recupero dei manufatti abbandonati e degradati, può essere sovvenzionato attraverso i finanziamenti della Comunità Europea; in questo senso, da non sottovalutare, è l’elaborazione di progetti che permettano di ottenere suddette sovvenzioni, considerato che ogni anno in Italia, nelle Regione ed anche nei Comuni le amministrazioni non riescono ad ottenere i soldi per incapacità nel produrre progetti adeguati.

Riteniamo, inoltre, che per i genovesi tutte queste attività debbano essere assolutamente avvicinabili, con prezzi calmierati, pensiamo che tutti i cittadini di Genova debbano avere la possibilità di conoscere e apprezzare le meraviglie che questa città riserva.

In merito ai musei comunali, Musei di Strada Nuova e Museo Dell’Accademia, si evidenziano alcune criticità nelle quali le strutture versano da molto tempo, con un evidenti recenti aggravamenti.

I recenti pensionamenti di personale dei musei e la mancata sostituzione di figure dirigenziali e tecniche hanno portato in affanno le esigue strutture rimanenti, costrette a far fronte a funzioni molteplici, non sempre coordinabili fra loro: i direttori devono fungere da conservatori, organizzatori di mostre, interlocutori con gli sponsor, con il pubblico, con la guardiana, con tecnici che lavorano alla ristrutturazione degli edifici e al restauro delle opere ecc.

Da anni le istituzioni museali appartenenti al Comune di Genova soffrono di carenze di fondi destinati alla manutenzione delle opere. A fronte di grandi lavori di ristrutturazione degli edifici, già eseguiti o in corso di esecuzione (Museo dell’Accademia, Palazzo Bianco, Palazzo Rosso, Tursi, Museo di S.Agostino, Museo del Mare, Galleria d’Arte Moderna di Nervi) mancano totalmente le risorse che dovrebbero consentire la manutenzione ordinaria delle opere e degli edifici, attività che, oltre ad evitare al visitatore l’immagine dell’ incuria, consentirebbe di risparmiare nel tempo i radicali e quindi costosi interventi di restauro, con forte vantaggio per l’erario.

Altra forte carenza, è l’assenza, pressoché totale, di comunicazione con gli uffici che si occupano della promozione della città e quindi, indirettamente, anche dei musei.  Questo causa sovrapposizione di ruoli, gestione conflittuale degli eventi, spreco di risorse umane ed economiche. Inoltre, la mancanza di un piano coordinato di comunicazione e di interventi, rende l’immagine promozionale della città modesta e caotica allo stesso tempo. La recente mostra sul jeans è l’esempio più eclatante: un costo altissimo per una fruizione minima.

Pertanto, è necessaria una decisa integrazione dell’organico con personale tecnico selezionato, l’istituzione di una rete di comunicazione fra musei, fra questi e l’assessorato e con le organizzazioni cittadine che si occupano di cultura, non ultime quelle dei volontari che svolgono un’opera di grande utilità (per fare un solo esempio, alcune associazioni garantiscono l’apertura al pubblico di musei come quello dell’Accademia).

L’attuale Amministrazione manca di una visione e quindi di un progetto organico di gestione della cultura, limitandosi a pensare alla promozione della città unicamente in termini di turismo.

Una riflessione sul turismo e sul modello che rischia di diventare dominante. È importante che si pensi ad una integrazione fra turismo e cultura, per il vantaggio di entrambi. Un turismo culturale a Genova non solo è possibile, ma anzi auspicabile, dato il potenziale della città (solo nel Comune esistono quindici strutture museali, senza parlare di edifici, parchi e luoghi di alto interesse artistico e storico). Contemporaneamente il turismo, declinato in termini di qualità dell’offerta, potrebbe contribuire a conservare alla città quell’immagine che oggi la rende così attrattiva, cioè l’integrità del suo carattere storico e sociale. Il rischio da evitare è che il turismo provochi quell’omologazione che ha già snaturato molte città italiane. Questo modello negativo, dove applicato, ha sottratto agli abitanti l’alta qualità di vita per cui è noto il nostro paese e di conseguenza ha impoverito le valenze culturali, storiche e artistiche che erano alla base della sua stessa attrattività.

Transizione ecologica:

Se grande è la sollecitudine di tutte le forze politiche, comprese le attuali opposizioni in Consiglio, nel sostenere i succitati progetti, indipendentemente dalle implicazioni ambientali, meno attenzioni si riscontrano proprio sulla cosiddetta rivoluzione verde/transizione ecologica, per le quali sono previsti investimenti economici ben inferiori, poco conosciuti per finalità e modo di impiego.

La Sinistra Insieme è per un modello sostenibile, rispettoso dell’ambiente, per il suo recupero e per la messa in sicurezza del territorio. Per farlo, ci impegniamo a sostenere azioni che mirino alla riduzione dell’inquinamento, all’intervento sul dissesto idrogeologico ed alla messa in sicurezza dei corsi d’acqua, nonché all’accrescimento ed alla cura delle aree verdi cittadine. 

Crediamo sia necessario che il Comune metta in campo un piano per il fotovoltaico diffuso e democratico, a partire dai propri edifici ed una campagna capillare sul risparmio energetico. Diffuso significa che si devono evitare le concentrazioni di pannelli, i così detti ‘campi fotovoltaici’ di difficile gestione ed individuazione su un territorio, orograficamente, difficile come il nostro, creando, invece, tanti piccoli auto produttori che usino l’energia prodotta istantaneamente, senza gravare sulla rete elettrica nazionale.

Il grosso ostacolo all’installazione del fotovoltaico per famiglie, imprese e condominii è l’eccessiva burocrazia. Crediamo si debbano aprire sportelli dedicati che affianchino e sostengano il richiedente durante tutto l’iter burocratico.

Il Comune dovrebbe installare sui propri edifici impianti che possano sostenere in buona parte o in toto il fabbisogno energetico dell’edificio stesso, così da dare il buon esempio alla cittadinanza.

Un progetto da verificare sarebbe l’installazione di coperture fotovoltaiche negli Impianti della Metro che lo consentono, come Brin, Brignole, San Giorgio, in modo da ridurre i costi dell’energia utilizzata per il funzionamento e l’illuminazione delle Fermate.

Tutto quanto sopra descritto sarebbe l’inizio di una transizione possibile e necessaria e fungerebbe da volano per un sempre più considerevole utilizzo e sviluppo di questa fonte di energia pulita.

Rifiuti e impianti:

La nostra società è, purtroppo, basata sullo spreco e sul consumo indiscriminato. 

La Sinistra insieme crede che il Comune dovrebbe farsi carico di organizzare corsi per scuole, aziende e privati cittadini che insegnino come risparmiare, quanto ,a volte, sia semplice/facile farlo e infine quanti e quali siano i benefici per la società tutta e per il singolo cittadino.

La tecnologia viene in aiuto con svariati strumenti che consentono di risparmiare energia ad un costo molto basso per il Comune ma che avrebbe un enorme impatto sulla riduzione degli sprechi e quindi, sulle azioni che permettono di combattere i cambiamenti climatici.

Siamo certi che sia evidente quanto tutto il nostro programma sia inspirato dalle problematiche indicate da chi denuncia e si batte contro i cambiamenti climatici: la nostra idea di città, anche per la fragilità intrinseca del suo territorio, non può che prescindere dalle loro considerazioni.

Centro storico:

Il centro storico di Genova è il quartiere attorno al quale si sviluppa l’intera città, ma di fatto non vive nessuna correlazione con i quartieri con lui confinanti, nonostante che si tratti di un territorio conosciuto a livello internazionale per le caratteristiche storiche ed architettoniche che lo hanno fatto diventare di diritto parte del patrimonio Unesco.

Per far sì che venga valorizzato e non rimanga, come oggi, abbandonato a sé stesso, occorre che venga realizzata una connessione sia con il Porto Antico che con quella parte della città, che va da via Cairoli a Garibaldi fino a piazza De Ferrari e via XX Settembre, che ne è considerata la vetrina. Questo deve avvenire con iniziative culturali, nuovi spazi di socialità e un recupero del tessuto commerciale che renda appetibile il territorio sia ai genovesi che ad un turismo che non sia solo quello da crociera, che non segua solo percorsi prestabiliti che ne attraversano esclusivamente l’arteria principale, tralasciando tutti i collegamenti alternativi, altrettanto ricchi di bellezza.

Non meno urgente è una programmazione che garantisca maggiore pulizia del territorio, l’integrazione di nuovi cestini per i rifiuti, ove mancanti, l’apertura di bagni pubblici, un piano di derattizzazione efficace e la pulizia delle caditoie.

Occorre migliorare la logistica dei rifornimenti merci in modo da non congestionare le strade percorribili ai mezzi, rendendole per altro pericolose, e che, allo stato attuale, si stanno trasformando in luoghi di parcheggio a lungo termine, penalizzando le bellezze artistiche, spesso nascoste alla vista dei passanti (si veda Via Garibaldi e piazza Matteotti).

I contributi dati ad oggi dal comune per l’apertura di nuovi negozi di vicinato, botteghe artistiche o artigianali non sono stati sufficienti o risultano comunque inadeguati, dato che il supporto delle amministrazioni, viene meno dopo l’avviamento dell’attività, lasciando l’esercente isolato nel degrado del territorio. Un commercio che non sia fatto solo di souvenir o di ristorazione improvvisata eviterebbe la desertificazione di intere zone, il che lascia di fatto spazio e territorio ai traffici illeciti della criminalità. Non parliamo solo di elementi malavitosi ma di criminalità organizzata, che gestisce la prostituzione, lo spaccio degli stupefacenti e l’usura. Senza un progetto serio, attento al degrado e all’illegalità, che promuova il commercio e l’artigianato e crei spazi di socialità, senza un confronto tra amministrazione e società civile è impossibile gestire la trasformazione di questo quartiere. Per costruire quindi un progetto di medio-lungo termine per il centro storico occorre creare un tavolo permanente di reale collaborazione tra istituzioni, abitanti, associazioni che operano sul territorio e i CIV.

Il pane e le rose, anche in periferia:

Genova necessita certamente di cura e abbellimento del centro storico e dei suoi prestigiosi luoghi storici e turistici, ma ciò deve andare di pari passo con il recupero delle periferie e dei quartieri popolari. È prioritario curare queste aree, ricreando decoro urbano (coinvolgendo AMIU e Aster), investendo per eliminare ogni degrado e declino sociale, in pulizia e igiene pubblica, recuperando i valori della solidarietà e della convivenza civile. Occorre garantire la sicurezza dei cittadini da realizzarsi tramite la presenza di presidi sociali e culturali dislocati su tutto il territorio. La strada che vogliamo percorrere è antitetica a quella di Bucci, che nel suo ciclo amministrativo ha tagliato le spese per la scuola di 8 milioni, riversandole sulle le spese per la militarizzazione del territorio, incrementandole di identica cifra. Se si vuole sicurezza, occorre investire in scolarità e cultura, in luoghi culturali, veri presidi di legalità, dal centro storico alle periferie (cinema, teatri, musei, biblioteche, associazioni sportive, ecc.).

Vogliamo una città bella, ricca di cultura, dove vivere bene, che possa garantire la tutela della salute dei suoi abitanti, a prescindere dal loro reddito

- Salute e Servizio pubblico -

Difesa della Salute e del Servizio Sanitario Nazionale:

La salute, individuale e collettiva, non è una merce, è un diritto costituzionalmente protetto, non condizionabile da leggi di mercato o da capitoli di bilancio, purtroppo da decenni segnato da scelte penalizzanti l’interesse pubblico, utili a favorire il profitto dei privati.

Per effetto di questa logica economica perversa, perpetrata dalla classe dominante e dai partiti politici ad essa asserviti, il Servizio Sanitario Nazionale costituito nel 1978, grazie alle mobilitazioni del movimento operaio organizzato ed alla grande partecipazione popolare, ha conosciuto un progressivo ridimensionamento, a vantaggio di una crescente presenza di operatori privati.

La sanità privata che, inizialmente ed in modo provvisorio, doveva integrare il servizio pubblico, è diventata la principale protagonista di un modello di sanità, complessivamente sostitutivo del pubblico, alternativo e ispirato al business.

Sul nostro territorio è indispensabile garantire da subito la risposta ai bisogni sanitari della popolazione, riaprendo tutti i servizi chiusi per il Covid, garantendo e potenziando il personale necessario a tale scopo, fino all’elaborazione di un piano sanitario realizzato sulla base dell’analisi dei bisogni di salute, su una distribuzione dei servizi e dei presidi ospedalieri che tenga conto della situazione della medicina territoriale, delle caratteristiche geografiche, socioeconomiche, della situazione della viabilità e della capillarità ed efficienza del Trasporto Pubblico Locale.

Ci opponiamo fermamente ad ogni proposta ed azione che tenda ad alimentare conflitti tra le comunità per mantenere/conquistare servizi sanitari a causa delle carenze strutturali; all’uso strumentale della scarsa trasparenza, utile a impedire la conoscenza di dati e di informazioni indispensabili per una corretta interpretazione della situazione.

A fronte di una grave carenza di organici, che ormai supera il 30% ed è destinata ad aumentare, riteniamo urgente un piano di assunzioni che garantisca la sostenibilità del SSN in Liguria e nella nostra città, in grado di fornire pari possibilità di accesso alle cure per tutti.

Sappiamo bene che la maggior parte delle competenze sanitarie sono in capo alle Regioni, ma sappiamo anche che il Sindaco ha il dovere di intervenire politicamente laddove riscontri le criticità dai noi evidenziate.

Competenze del comune in ambito sanitario e socio-assistenziale:

Importantissimo deve essere l’impegno del Comune in materia sociosanitaria, puntando al recupero delle originali funzioni dei consultori familiari, con la presa in carico della singola persona fragile e del suo ambito famigliare, ribaltando l’attuale situazione di strutture svuotate di competenze e personale.

I servizi sociali sono letteralmente “scomparsi” dai radar pubblici, in ogni dove viene data enfasi al Volontariato (comunque assolutamente necessario), dimenticando però che una nazione civile deve fondarsi su servizi strutturati di sostegno e aiuto alle persone in disagio o difficoltà. Con la Giunta Bucci questi Servizi sono stati letteralmente depauperati, nascosti, confinati, resi irrintracciabili, lontano da ogni riflettore e persino dalla dignità di avere al loro governo un assessore ai servizi sociali. Come per l’assenza in Regione di un assessore alla sanità, deve essere individuato quanto prima in Comune un assessore ai servizi sociali.

A prescindere dalla necessità di un ripensamento organizzativo dei servizi sociali del Comune di Genova (impossibile anche solo da pensare in assenza di un assessore), in primis occorre investire nei servizi con un incremento del personale, in particolare assistenti sociali e psicologi. I servizi sociali devono essere dotati di strumenti di aiuto e sostegno che includano l’erogazione di contributi finanziari per le famiglie in difficoltà, con modalità completamente da reinventarsi.

Tutti i servizi educativi per minori (centri educativi ma anche comunità residenziali) devono essere incrementati, ampliandoli, rendendoli più capillari nei quartieri in maggior sofferenza sociale, riformulando le relative convenzioni con i soggetti gestori. Devono essere incrementati tutti i servizi che si occupano di accoglienza sostegno ed integrazione delle cittadine e cittadini migranti, sia tra i servizi del Comune (ex ufficio stranieri) che tra quelli in convenzione, favorendo un utilizzo qualificato dei vari finanziamenti ministeriali.

Devono essere fatti nuovi e più forti investimenti per servizi di accoglienza per le vittime di violenza, favorendo il rinforzo di un sistema capillare e diffuso di case di accoglienza e di strumenti anche finanziari per la graduale emancipazione delle vittime di violenza.

Il Comune inoltre deve adoperarsi per il potenziamento, la massima diffusione sul territorio e la stabilizzazione dei servizi psicologici nelle ASL, nei consultori familiari e nel sistema scolastico.

Servizi educativi per l’infanzia e competenze del comune sulla scuola:

Vogliamo che i servizi educativi per i bambini da 0 a 6 anni siano diffusi, pubblici e di qualità. Diffusi e pubblici: gli asili nido comunali sono presenti in buona parte ma non tutto il territorio comunale ed è dal 2004 che le giunte comunali, sia di centrodestra che del cosiddetto centrosinistra, non aprono nuovi nidi pubblici. Alcuni quartieri popolari sono privi di nidi pubblici e le famiglie devono affidarsi a privati mettendosi anche in lista d’attesa, altri quartieri hanno un nido privo della sezione dei piccoli. Occorre garantire una presenza generalizzata di asili nido comunali anche nelle zone, specialmente periferiche, che ne sono ancora prive. Questo consentirebbe anche di evitare la pioggia di denaro pubblico a nidi privati, di cui una parte offre effettivamente un servizio educativo comparabile a quelli pubblici, mentre altri sono “non accreditati” (cioè non rispettano gli standard richiesti a quelli pubblici) eppure possono beneficiare lo stesso di convenzioni.

Servizi di qualità: in primo luogo occorre garantire stabilità del personale educativo e una sua adeguata consistenza numerica. Nelle scuole per l’infanzia (3-6 anni) il rapporto numerico bambini/insegnanti è troppo elevato, cioè occorrono più insegnanti e con posizioni lavorative meno precarie. Negli asili nido il rapporto 1:5 (un’educatrice o educatore ogni 5 bambini) deve valere in tutti i momenti della giornata, altrimenti in certi orari il nido diventa solo un parcheggio. Inoltre occorre stabilità del personale, non contratti precari anche di due sole settimane o continui spostamenti a tappare i buchi nell’organico. Le assunzioni fin qui effettuate sono del tutto insufficienti. Il livello di inquadramento del personale educativo deve essere adeguato alle mansioni e al livello d’istruzione. Il Comune deve anche smettere di eludere il confronto con le organizzazioni sindacali e stabilire rapporti corretti con le rappresentanze del personale.

Deve essere inoltre migliorata la qualità della formazione, che attualmente è troppo eterogenea: non basta il rispetto formale delle 20 ore annue di formazione del personale educativo ma occorre un piano di formazione serio, con una valorizzazione delle esperienze educative più avanzate e una collaborazione più sistematica con l’università.

Il sostegno alla disabilità nei servizi educativi zero-sei è attualmente affidato a cooperative esterne, che hanno personale preparato ma devono gestire uno “spezzatino” delle ore di sostegno; questo problema gestionale deve essere risolto.

Il Comune fin qui ha totalmente ignorato la necessità di mediatori culturali per i bambini e i ragazzi provenienti da paesi con lingue e culture diverse; questa carenza va urgentemente superata.

Riguardo le cucine dei servizi educativi zero-sei e delle scuole dell’obbligo, che sono a carico del Comune, è dal 2010 che si procede con una politica di privatizzazioni (anche cancellando la “clausola sociale” nei cambi d’appalto). Questa scelta politica va capovolta, tornando alla priorità del pubblico con un’adeguata partecipazione dell’utenza al controllo e alla gestione di questa parte dei servizi.

Infine, la manutenzione degli edifici scolastici (di competenza del Comune non solo per la fascia zero-sei ma anche per tutta la scuola dell’obbligo) dev’essere un’assoluta priorità. Non sono tollerabili le inadeguatezze strutturali e i rischi sulla pelle dei bambini.

Salute, democrazia e partecipazione:

Se è vero che la redazione e pubblicazione del “piano triennale per la sanità” è, attraverso le ASL, in capo alla Regione, è altrettanto vero che, alla sua formulazione ed attuazione, sono chiamate a contribuire le altre figure istituzionali amministrative del territorio, Sindaci in primo luogo. A questo riguardo è utile ricordare quanto contenuto nel dispositivo della Commissione Europea nella nota di approvazione del PNRR:

 “Per garantire la responsabilizzazione dei soggetti interessati, è necessario coinvolgere tutte le autorità locali (ad ogni livello, quindi anche i Municipi) e tutti i portatori di interesse, comprese le parti sociali durante l’intera esecuzione degli investimenti e delle risorse incluse nel piano”.

Anche per questo rivendichiamo che la programmazione sanitaria sia sottoposta all’attenzione delle comunità interessate, garantendo preventivamente ed in tempi adeguati, tramite i naturali rappresentanti, informazione, comunicazione ed espressione di parere in merito ai criteri utilizzati nell’individuazione dei bisogni della popolazione, sui quali vengono prese decisioni ed impegni di spesa.

In ragione di ciò, ci battiamo e ci batteremo affinché nessuna struttura o servizio sanitario e socioassistenziale attualmente presente ed attivo sul territorio venga chiuso e che venga recuperata la piena funzione di quelle strutture lasciate al progressivo abbandono, con l’intenzione mal celata di cederle a soggetti privati.

Vogliamo predisporre presidi sanitari territoriali in cui il cittadino possa recarsi in caso di necessità, veri e propri filtri utili contro l’intasamento cronico dei pronto soccorso ospedalieri. Li immaginiamo gestiti da personale altamente qualificato e che abbiano risorse economiche adeguate.

All’interno degli stessi edifici, dovranno tornare ad essere presenti quei presidi dedicati alla medicina di genere, quali i consultori, centri di ascolto ed accoglienza ecc., potenziando il ruolo della civica amministrazione comunale e degli stessi municipi.

Attuazione e potenziamento di politiche locali volte alla tutela di genere, alle pari opportunità, all’accoglienza, al sostegno delle fasce deboli, alle famiglie con anziani, minori e disabili:

Le pari opportunità e la tutela di genere sono un diritto fondamentale e un valore imprescindibile per la democrazia. La dimensione di genere deve essere integrata in tutte le competenze e le attività comunali: nell’individuazione dei bisogni, nell’elaborazione delle politiche, nei metodi per la loro attuazione che devono essere caratterizzati da libertà, gratuità e facilità d’accesso, gestione pubblica, personale comunale adeguatamente formato, assunto in pianta stabile per garantire professionalità e continuità d’interventi, presupposti indispensabili per la gestione di efficaci servizi alle persone.

Non si può parlare di pari opportunità senza citare, per primaria criticità, la violenza di genere, gravissima violazione dei diritti umani e discriminazione comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata.

É un fenomeno diffuso a livello mondiale la cui gravità ed entità sono ancora difficili da valutare. La concezione patriarcale della società, con ruoli di uomini e donne definiti a priori dove gli uomini esercitano sulle donne il loro potere e la loro supremazia, costituisce il presupposto su cui la violenza di genere si innesta e viene agita. È’ necessario quindi un cambiamento di concezione di società, di linguaggio, nonché una revisione dei ruoli stessi.

Particolarmente discriminatorio appare l’atteggiamento nei confronti delle persone LGBTQI+, in quanto l’ordinamento italiano non prevede ad oggi il riconoscimento del reato di omofobia e transfobia e questo produce effetti sulla loro sicurezza e protezione.

Il diritto all’istruzione senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere nel rispetto del diritto all’educazione in un ambiente scolastico sicuro, al riparo dalla violenza, dal bullismo o dall’esclusione sociale è ancora un obiettivo da raggiungere.

Il ruolo dei Comuni nelle politiche di contrasto alla violenza è quello di prevenirne ogni forma, per garantire la buona qualità relazionale fra persone, all’interno della comunità locale, nella consapevolezza che tale violenza è un fenomeno trasversale a tutti i diversi contesti sociali. Un primo passo avanti è stato fatto con l’approvazione della legge 76/2016 che riconosce le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Nell’ambito delle politiche locali volte alla tutela di genere, alle pari opportunità, all’accoglienza, al sostegno alle fasce deboli e alle famiglie con minori e disabili, è  necessaria l’apertura e il potenziamento di centri di accoglienza per le vittime di violenza, l’impegno a sostenere le richieste di salari dignitosi per consentire alle donne vittime di violenze fisiche e psicologiche di poter liberarsi dalla dipendenza dal compagno, rendendosi indipendenti e libere; la cancellazione del registro delle “famiglie regolari”, istituito da questa giunta per poter usufruire di determinati servizi, fonte di incostituzionale discriminazione. Nei quartieri in sofferenza sociale, siamo per l’apertura di centri socioeducativi per minori e di sostegno genitoriale, servizi alla persona, percorsi di integrazione ed interazione delle cittadine e cittadini migranti, nel rispetto e con la mediazione delle agenzie culturali di appartenenza.

Infatti, l’ambito culturale e lo spazio pubblico sono luoghi nei quali le differenze di espressione, di immaginari e di parole possono favorire un ambiente sociale più aperto e inclusivo, una comunità coesa con possibilità di contaminazioni culturali reciproche.

Gli interventi dovranno essere pubblici e gratuiti e la loro gestione affidata a personale comunale regolarmente assunto e formato, in un’ottica di prevenzione efficace del disagio che, lungi dall’essere un costo, si traduca in investimento virtuoso a lungo termine, produttore di benessere sociale e di posti di lavoro degni.

Allo stesso modo, devono essere ripensati e riorganizzati in modo efficiente tutti i servizi per gli anziani, dalle RSA alle “piccole comunità” sino al CoHousing, ed in analogia a questo processo, devono essere individuati strumenti e presidi per i disabili e per le loro famiglie (percorsi formativi e di inserimento lavorativo, centri diurni, strutture di accoglienza anche temporanea e/o di medio lungo periodo), tenuto conto delle dovute specificità e bisogni particolari che vengono espressi.

Tutte le proposte de La Sinistra Insieme saranno indirizzate a ribaltare la visione della giunta Bucci (ma non solo), centrata crudelmente sulla lotta ai poveri (ricordiamo le multe a chi “rovista” nella spazzatura) e non sulla lotta alla povertà!

- Politiche Sociali -

Diritto alla casa:

Altro aspetto centrale per le politiche amministrative comunali è quello relativo alle politiche della casa. Noi vogliamo un Comune che intervenga nel recupero degli immobili inutilizzati e che preveda un piano di edilizia popolare ecologica a basso impatto ambientale. 

Anche in questo ambito di problematiche ambientali, le risorse del PNRR per questo capitolo sembrano destinate ad altro, favorendo l’innovazione produttiva delle aziende private, senza chiedere in cambio immediate ricadute occupazionali e investimenti sui territori tali da poter costituire l’embrione di un benché minimo “piano di risanamento ambientale organico”, in grado di migliorare la qualità della vita dei residenti e del livello della salute collettiva.

Comune, partecipazione e trasparenza: 

Negli ultimi cicli amministrativi, il ruolo istituzionale del Comune si è via via affievolito, sino ad arrivare, ad esempio, a rinunciare ad un “Assessorato alla Salute ed ai servizi sanitari e socio assistenziali”, facendo aumentare anche formalmente la distanza reale tra la Civica Amministrazione e la popolazione tutta, soprattutto quella delle periferie.

Tema che si lega anche agli interventi sul territorio, è quello della partecipazione delle persone alle decisioni che, da troppo tempo, sono calate sulla vita di chi vive e lavora nei quartieri della città, senza che si avviino quei percorsi partecipativi. che possano contribuire, attraverso giuste mediazioni e confronti, ad arrivare a una sintesi, il più possibile condivisa dalla popolazione nei fatti costretta a subirne gli impatti. Questo, nell’ottica di una tutela dei beni comuni e di una degna qualità della vita in tutti i quartieri della città.

Legato direttamente a quello precedente, riteniamo importantissimo il tema della trasparenza delle decisioni e degli atti. A tale proposito è necessario dare seguito alle delibere di iniziativa popolare approvate nel 2016 durante la parte terminale della ex giunta di centro sinistra, che questa giunta uscente, nonostante le ripetute sollecitazioni dei comitati e associazioni  proponenti, ha evitato di completare con la redazione condivisa di una carta dei diritti e del necessario regolamento.

Beni confiscati alle mafie:

Gli immobili presi in carico e messi a bando dal comune sono 64, questo dopo anni di inerzia e dopo la denuncia mediatica delle associazioni del territorio, grazie non agli assessori competenti ma al gruppo di funzionari dipendenti comunali che si sono presi l’onere di sbrogliare la matassa burocratica e delle competenze.

Ad oggi la Liguria ha in carico 1.460.000 euro ancora inutilizzati e destinati a coprire solo in piccola parte le spese sostenute dagli assegnatari.

Viene da sé, viste anche le condizioni fatiscenti degli immobili, l’evidente difficoltà di coprire in toto le spese di ristrutturazione da parte di piccole associazioni anche già operanti sul territorio e da qui la loro rinuncia e la presa in carico degli stessi immobili alle solite grandi cooperative-azienda, anch’esse senza non poche difficoltà, o alle parrocchie.

Essenziale quindi per far si che questi immobili, in passato in uso alla criminalità a discapito del territorio, tornino in uso per una riqualificazione sociale, che il Comune faccia pressione perché venga aumentata la quota stanziata per i singoli locali in proporzione alle loro condizioni.

Una qualità della vita basata sulla partecipazione, sulla trasparenza e sulla legalità non possono che essere ispirata dai valori trasmessici da nostri padri, madri, nonni e nonne partigiani.

Per le giovani e i giovani:

Il nostro programma intende farsi promotore di una serie di politiche rivolte alle nuove generazioni, consci che solo investendo nella crescita dei giovani è possibile pensare ad un futuro migliore della società. Il Comune deve farsi parte attiva per estendere e promuovere i diritti di partecipazione alla vita pubblica delle nuove generazioni.

Le iniziative che proponiamo vogliono valorizzare il ruolo attivo dei giovani per una crescita economica e sociale dell’intera città, vogliamo realizzare reali modalità di ascolto e confronto favorendo il concreto coinvolgimento, il protagonismo e sostenendo anche attraverso risorse e spazi adeguati la loro autonoma progettualità ed espressività.

Un’azione forte sarà quella di investire sui talenti non espressi e favorire la sperimentazione delle idee dei giovani per aumentare le opportunità di sviluppo anche economico, ponendo un freno all’emigrazione dei giovani in cerca di una migliore qualità della vita. 

Il Comune si deve fare parte attiva per interventi che sostengano i giovani in cerca di lavoro, i quali, nell’attuale situazione economica, stanno vedendo ridursi fortemente le possibilità di trovare un’occupazione dignitosa e duratura, aumentando le situazioni di precarietà, provvisorietà e ricattabilità. Si potrebbero istituire dei corsi di addestramento professionale, rivolti a tutti coloro che vogliono acquisire capacità pratiche; il corso permetterebbe di ottenere un punteggio per l’inserimento nella graduatoria, ad esempio, del personale amministrativo, tecnico e ausiliario del Comune o della scuola.

Pensiamo che il Comune possa e debba creare reti, spazi materiali e immateriali in cui la creatività giovanile sia messa al centro dell’azione amministrativa, diventando volano di crescita e di valore per il territorio.

Occorre realizzare bandi annuali, dotati di piccoli finanziamenti (o soluzioni di microcredito) per incentivare la sperimentazione delle proprie idee e per funzionare da volano per l’ottenimento di ulteriori finanziamenti. Per la copertura economica il Comune potrebbe appoggiarsi ai finanziamenti regionali ed europei all’uopo predisposti.

Il Comune si potrebbe fare promotore, coinvolgendo l’Università, dell’apertura, anche serale, di spazi, per lo studio e la formazione dei giovani universitari e non. Da valutare la possibilità di estendere l’apertura serale e domenicale anche ad alcune biblioteche civiche, in modo da creare punti di aggregazione culturale e formativi.

Occorre dare vita a tavoli di lavoro per creare sinergie tra politiche formative, dell’innovazione, della ricerca e industriali.

La Sinistra insieme crede, infatti, che la sinergia tra sapere, lavoro, innovazione e ricerca sia una scommessa che la città di Genova deve vincere. Puntare sulla produttività sociale dell’istruzione e della formazione sia il modo migliore per affrontare la crisi occupazionale giovanile cittadina.

Nei quartieri, i giovani, non hanno dei ‘punti di ritrovo’, noi crediamo che questo possa essere risolto con il recupero di locali e fabbricati che, con l’aiuto di alcune associazioni, possano essere riconvertiti in luoghi dove coltivare la socialità e l’interazione, fondamentale per la crescita di una società sana.

In questi spazi pubblici si potrà, inoltre, promuovere il lavoro collettivo e l’occupazione, per favorire la nascita di start-upimprese sociali e altre esperienze innovative per superare il precariato.

All’interno del patrimonio immobiliare, verranno individuate particolari soluzioni abitative con affitti calmierati per le giovani e i giovani che si trovano attualmente in situazioni di precariato, sottoccupati e inoccupati.

Il Comune dovrebbe studiare soluzioni per favorire il turismo giovanile in strutture adeguate e a prezzi contenuti, andranno incoraggiate le pratiche di gemellaggio con altre città italiane e straniere, incentivate e sostenute le esperienze di volontariato gestite dalle nuove generazioni.

Infine, crediamo che debbano essere realizzate tutte le iniziative necessarie a prevenire il precoce abbandono scolastico e a favorire il rientro nei percorsi formativi, prevedendo attività di informazione e orientamento scolastico e professionale.

Ogni voce di questo programma è pensata non come apodittica definizione del nostro agire ma come punto di partenza per un reale confronto democratico tra tutti gli attori interessati della nostra comunità. Perché questo sia realmente praticabile, occorre avere un Comune che stimoli la partecipazione di quei lavoratori e cittadini che tradizionalmente hanno meno consapevolezza di poter diventare portatori di progettualità.

Trasparenza e “Modello Genova”:

Opposto alla nostra visione, troviamo il mito del modello Genova, da sfatare, perché non di modello si tratta, ma di una investitura data con decreto di nomina del commissario-Sindaco, al quale sono stati dati poteri e molte deroghe sia sugli appalti, che in materia ambientale che di lavoro, frutto dell’urgenza causata dal criminoso disastro del Morandi, irripetibile in situazioni di normalità. Questo, nonostante che il decreto semplificazioni abbia dato una sforbiciata pesante a molte tutele (sulla procedura VIA, per esempio, abbiamo avuto soli 15 giorni di tempo per inviare le osservazioni al nodo ferroviario).

Troppo spesso con la scusante di quella che chiamano “troppa burocrazia”, si deroga a precisi protocolli autorizzativi che vanno a tutela dei lavoratori, della salute delle persone, della sicurezza e dell’ambiente. Senza contare, in ultimo ma non per importanza, che troppe deroghe e semplificazioni possono dare sponda ad infiltrazioni criminali negli appalti.

- L’Antifascismo -

Genova, medaglia d’oro al valore militare per essersi liberata dall’ occupante nazifascista, negli ultimi anni ha visto la propria memoria più volte calpestata, a causa delle palesi complicità di alcuni membri dell’ultima maggioranza comunale, con diverse realtà neofasciste. Non è un caso che, in concomitanza dell’elezione del sindaco Bucci, queste abbiano aperto sedi nella nostra città.

Un percorso che ha trovato purtroppo terreno fertile anche per la complicità del centrosinistra, impegnato non tanto a contrastare le politiche e le dichiarazioni di Bucci, quanto a equiparare comunisti e nazifascisti, in barba a qualsiasi verità storica.

Diverse sono state le occasioni in cui esponenti delle istituzioni hanno partecipato a iniziative organizzate da individui dichiaratamente fascisti. Tra queste, la commemorazione dei morti della repubblica di Salò, atto reso ancor più grave dall’ostentazione della fascia tricolore del delegato Sindaco, accanto ai saluti romani. Intitolazioni di porticcioli a persone che dell’idea dell’odio e della violenza fascista hanno fatto la propria vita, o statue in divisa fascista, ne sono il disgustoso contorno.

A fronte di ciò, la proposta de La Sinistra Insieme, non può che essere quella di portare nuovamente al centro del vivere quotidiano, la cultura antifascista, da sempre caratterizzante Genova, facendo sì che il Comune divenga promotore dello studio della storia della Resistenza Genovese, promuovendo nelle scuole momenti di ricordo e collaborazione con le realtà antifasciste, e promuovendo altresì i valori di accoglienza, integrazione, solidarietà e volontariato, che dell’antifascismo sono sempre stati valori fondanti.

La Sinistra Insieme ritiene che la cura di monumenti, targhe e dei luoghi della Resistenza, debba essere effettuata da un organo istituzionale, creato con il preciso intento di conservare la memoria della lotta partigiana.

Come lista, La Sinistra Insieme si impegnerà a far chiudere tutti quei luoghi sede di organizzazioni fasciste, come previsto dalla nostra Costituzione, non dando agibilità politica a chi professa disuguaglianza, intolleranza e violenza.

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